Storia

      

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Dove siamo

 

“Nato in una caverna di ladri, inquadrato
burocraticamente fra i divertimenti da baraccone,
il cinema aveva modi plebei che scandalizzavano
le persone serie. Era il divertimento delle donne
e dei bambini.  “ Io
e mia madre l’adoravamo”.
Con queste parole, il filosofo Jean Paul Sartre
descriveva romanticamente il cinema della sua
infanzia. E forse proprio  così doveva apparire
il cinema Kursaal Centrale, nato nel 1914 per
iniziativa di Leonida Vallicelli.

Il Sig. Leonida Vallicelli ideò di
costruire in seguito alla demolizione del Politeama Ermete Novelli, una sala per cinematografo feste da ballo e scatinaggio,
su progetto di massima suo e disegno esecutivo dell'ingegner Sesto Baccarini previa visita di diversi teatri i nelle principali città d'Italia, e lo stesso Vallicelli volle ispirarsi ad alcuni teatri austriaci, di qui il primo nome "Kursaal Centrale".

Guarini annota: "Stasera alle 20.30 in via Mentana (già del Forno) s'inaugura il Kursaal Centrale, edifizio costruito da Leonida Vallicelli su disegno dell'architetto ingegner Sesto Baccarini, ad uso di Cinematografo, Ballo e Scatinaggio".

La sala fu inaugurata il 24 gennaio 1914 con un concerto vocale e strumentale. Nell'estate dello stesso anno era posta mano al prolungamento delle gallerie che circolano attorno alla sala per la maggiore comodità del pubblico e per le feste da ballo, che riuscirono imponenti e rimasero nella storia nei due carnevali del 1914 e 1915.

Ideato come una sala polivalente, il Kursaal divenne un punto di riferimento nell’ambiente ricreativo forlivese. Era cinematografo, ma anche teatro e sala da ballo e anche “pista di scattinaggio”, ovvero di pattinaggio. Chiaramente, la composizione dei locali era molto diversa rispetto ai cinema attuali: i sedili, in legno e con la seduta e lo schienale imbottiti, dovevano essere mobili, alfine di rendere agevole il passaggio nel caso di feste danzanti. Allo scoppiare della prima guerra mondiale e in seguito all'intervento dell'Italia furono sospese le feste e si limitarono a intrattenimento le sole proiezioni cinematografiche e i concerti; lo smaccato nazionalismo di quel periodo e a seguito di vivaci proteste impose un mutamento del suo nome che diventerà così per sempre teatro Apollo.

Il plafone, costruito col materiale Paret, rende la sala di un’acustica meravigliosa, tanto che il celebre violinista Franz Veczej nel suo primo concerto dato a Forlì, ne rimase entusiasta. Dalle vecchie fotografie si vede che esisteva una pedana, in luogo del palcoscenico, e il pubblico poteva accedere anche ai vani (pure barcacce) del fondo; più tardi fu realizzato un palcoscenico vero e proprio. Il teatro aveva un elegante e spazioso atrio, sobriamente decorato. Costituitasi nella nostra città una Società di concerti, questa prese accordi con Vallicelli per svolgere la sua attività nel Teatro Apollo, il quale ebbe l'onore di accogliere i più grandi concertisti dell'epoca. La sala fu requisita dalle autorità militari in occasione della ritirata di Caporetto, per uso magazzino d’indumenti militari e fu occupata per circa tre mesi. Numerosi furono gli spettacoli e assai vari: "Un curato burlone" di A. Maloss, "L'Esploratore!!!"- di G. Giorni; ma anche il campionato internazionale di lotta greco-romana.

Al Maestro Archimede Montanelli, cultore della buona musica, il settimanale “Il Pensiero Romagnolo”, nel periodo della Guerra, era solito affidare la critica musicale, in particolare dell’Apollo. Così scriveva, con toni altisonanti, nel marzo del 1916: “Il quarto concerto annuale, offertoci (...) da questa ben emerita Società nella sala Apollo, riuscì splendidamente. La vecchia musica italiana, che l’italianissimo Giuseppe Verdi vorrebbe fosse studiata nelle sue forme (...) dai giovani maestri, trionfo su tutta la linea”. In poche righe, Montanelli citava due fatti importanti: era, innanzitutto, nata a Forlì una Società di Concerti che strinse un solido rapporto con l’Apollo; in secondo luogo, con il prosieguo della Guerra, gran parte dell’attività era stata sospesa: era rimasto solo il cinematografo e la parte concertistica. 

 Teresa moglie di Leonida Vallicelli, anche lei appassionata di cinema, raccontò ai nipoti che anche Totò, da giovane, quando era ancora un perfetto sconosciuto e aveva “le pezze nel fondo dei pantaloni”, calcò il palcoscenico del Teatro Apollo. Come riportato da Il Pensiero Romagnolo del 29ottobre del 1921: da lunedì, al Teatro Apollo, agisce con rappresentazioni straordinarie il reparto attrazioni del gran Circo Almart …. Divertenti sono i comici Totò e Chichì….
Durante la pausa estiva del giugno 1921 il palco fu sostituito da un palcoscenico tuttora in uso.
A dicembre 1921 ci fu il debutto all’Apollo di FREGOLI.
Durante gli anni ‘20’ e ‘30’ proseguirono, oltre alle proiezioni di films, spettacoli di varietà, rappresentazioni teatrali e musicali e occasionalmente feste da ballo.
Nel febbraio 1923 fu progettato l’ingresso da via Cesare Battisti (ora via delle Torri) e altre modifiche interne come i nuovi accessi alle gallerie e l’ubicazione della biglietteria.
Dall’agosto 1944 al 19 giugno 1945 la sala restò chiusa.
 Negli anni ’40 si ricordano spettacoli di varietà con “Il gruppo Lescano” (Trio Lescano) il 1° giugno 1942 e “I Fratelli De Rege” il 20 marzo 1942. Il 10 aprile 1946 fu organizzato un incontro di boxe.

Alla fine della guerra al teatro Apollo si tennero alcune assemblee di partiti politici: il 2 dicembre 1945, l’assemblea del circolo Mazzini; il 9 dicembre alle ore 10 parlò Spallicci; il 16 dicembre alle ore 8,30 la sala fu concessa al P.C.I., il 30 dicembre si tenne l’assemblea del P.S.I.
Durante i bombardamenti aerei del 1944 (vedi il Romagnolo n° 144) l’abitazione di Leonida Vallicelli, adiacente al cinema, fu centrata da un ordigno. Anziché ricostruire la sua abitazione, Leonida Vallicelli colse l’occasione, nel 1947, per aprire una seconda sala. L’Apollo diventò, così, la prima multisala a Forlì e forse in Italia. In realtà Leonida Vallicelli aveva intenzione di edificare accanto all’Arena Forlivese in via Giorgio Regnoli (costruita nel 1918 quando alcuni muratori, poiché alla fine della grande guerra il lavoro scarseggiava, gli chiesero se potesse dar loro del lavoro) un Teatro progettato dallo studio di Roma dell’Ingegner Architetto Piccinato, il più famoso allora in materia di progettazione di teatri. Si doveva chiamare “Teatro Rex”. La struttura avrebbe potuto contenere circa 1.900 persone, il palcoscenico doveva essere girevole e avere un impianto di aria condizionata. Purtroppo non se ne fece più niente poiché si preferì costruire una seconda sala accanto all’Apollo, che così trasformò il cinema in “Sala A” e “Sala B”.

Apollo Sala B

Negli anni Cinquanta, la gestione dell’Apollo passò nelle mani della figlia di Leonida Vallicelli, Gabriella e del genero Decio Lombardi. Furono anni di grande attività, anche grazie a una generale mutata situazione economica e al fatto che il cinema manteneva un profilo popolare.
In quel periodo, prima del film, passavano sullo schermo bianco i cinegiornali, tra cui la settimana Incom. Era l’inconfondibile voce di Guido Notari ad annunciare le notizie della settimana. E bisogna immaginarselo quel cinema, in perfetto stile primo Novecento, con la maschera in divisa, che si aggirava tra le file con la torcia intimando il silenzio. Inoltre, alcune volte agli spettatori erano date, con l’acquisto del biglietto, delle cartoline con fotoriproduzioni dei grandi divi del cinema di quegli anni: Gregory Peck, James Dean, John Wayne, Marilyn Monroe, Rita Hayworth, Lauren Bacall e chissà quanti altri.

E quello un periodo in cui si tengono anche importanti concerti, soprattutto Jazz: il 27 maggio 1956 con ospiti del calibro di Romano Mussolini, Gianni Saint Just, Gianni Basso, Dino Piana, Carlo Loffredo e una fantastica cantante di jazz Italia Vaniglio, moglie del conduttore Febo Conti.
Negli anni ’60 continuarono, oltre agli spettacoli cinematografici, rappresentazioni teatrali e concerti. E’ bello ricordare in particolare, quando durante il Festival del Villaggio del Cantante il 20 dicembre 1966, Gianni Morandi presentò al pubblico in sala un suo amico che sarebbe sicuramente "diventato famoso”: era un giovanissimo in giacca e cravatta Lucio Dalla.

Al teatro si esibì anche una cantante in erba, con i calzettoni bianchi, Carla Bissi (ora in arte Alice) ed Enzo Tortora nel gioco dei mimi: a proposito vi fu una scenetta veramente esilarante poiché per cercare di indovinare cosa fosse l’oggetto mimato, il concorrente rispose, fra lo sguardo incredulo di Enzo Tortora, “una pavarazza” (in italiano vongola).

Fu negli anni Settanta che l’Apollo, dopo che la gestione era passata al nipote di Leonida Vallicelli Maurizio Lombardi, ci furono alcuni films che ebbero uno straordinario successo di pubblico. Il primo picco si ebbe con la proiezione, nel 1973, del fortunatissimo “L’Esorcista”. Il film, che sdoganò il genere horror, fece registrare un numero impressionante di malori e svenimenti all’interno del cinema. In un periodo in cui il pubblico, soprattutto quello giovane, era ancora poco smaliziato, le reazioni all’indiavolata bambina del film furono pazzesche: un ragazzo uscì bianco in volto e svenne davanti al bar guardandosi allo specchio, alcuni si distesero sulle poltrone dell’ingresso per riprendersi. La maschera fu anche costretta ad andare in bagno per vedere come stavano i tanti che si erano sentiti male. Circa nello stesso periodo, l’Apollo si aprì, seppur brevemente, al cinema erotico: fu un grande successo anche in quel caso. Chi visse quei momenti racconta che c’era la fila fuori per entrare: l’Apollo fu l’apripista, nel forlivese, in tema di cinema a luci rosse. Era un periodo, quello, in cui, peraltro, la moda andava diffondendosi rapidamente. Come non ricordare il film “Il comune senso del pudore” del 1976 in cui Alberto Sordi tenta di portare la moglie a vedere un film, ma non riesce a trovare null’altro che proiezioni erotiche?

Gli anni Ottanta cominciaron o con un altro grande successo di pubblico, soprattutto quello giovane: “Il tempo delle mele” del 1980 che fece registrare un nuovo picco, con la consueta fila fuori che premeva per entrare. La direzione del cinema, con entrambe le sale strapiene, dovette chiudere la saracinesca e chiamare i vigili urbani per contenere, peraltro inutilmente la folla di ragazzi che cercava di penetrare all’interno.

Ai turbamenti emotivi di Sophie Marceau, fece seguito, nel 1983, il film “Tu mi turbi”, esordio alla regia di Roberto Benigni. Il film non ebbe una distribuzione capillare: l’Apollo era una delle poche sale, in Italia, che lo proiettavano. Proprio nel cinema forlivese, la prima serata, durante la proiezione, alla cassa si presentò una persona con accanto Roberto Benigni, e chiese due biglietti. La bigliettaia, non notandolo subito, gli fece pagare il biglietto; una volta realizzato chi era, gli voleva rimborsare il prezzo dei biglietti ma l’attore toscano non accettò e, col sorriso travolgente che lo contraddistingue stampato sulla bocca, rispose cosi alziamo l’incasso. Una volta in sala, intrattenne il pubblico e autografò la locandina del film.

Negli anni ’70 la sala fu sede, col Teatro Esperia gestito da Francesco Pullini, della stagione teatrale e concertistica del comune di Forlì. Si ricordano, tanto per citarne alcuni, le esibizioni di Paolo e Lucia Poli, di Gino Paoli, di Manuela Kustermann e di Franca Valeri.
Il Cinema Teatro Apollo è rimasto in attività fino al 6 giugno 2012.

 
Maestranze al lavoro per la costruzione del cinema teatro Apollo.
 
Leonida Vallicelli all’inaugurazione del Kursaal Centrale (Apollo).
 

Domanda preliminare per la costruzione dell’Apollo
Leonida Vallicelli

 
Leonida Vallicelli
 
Notifica di cessazione di requisizione da parte del Comando Alleato